di vista una medicina che coinvolge sia il corpo che lo spirito e l’ universo.
L’approccio antico è sempre stato molto umile e rispettoso verso l’ambiente, i fenomeni dell’universo venivano osservati attentamente. Erano tempi in cui la gente viveva molto più in armonia con la Natura e con Dio. Noi abbiamo dimenticato la Natura e ci vergogniamo a parlare di Dio : non ci sembra più importante, qualcosa che è lì : bello e basta. Sappiamo a che ora inizia il telegiornale, ma non sappiamo se è luna piena o calante. Chi si interessa alla medicina orientale e dunque alla vita, dovrebbe, secondo me, coltivare un interesse per la natura: se ne avvantaggerà anche nell’approccio della pratica shiatsu.

Quando guardiamo al mondo moderno vediamo che c’è la tendenza a mettere tutto fuori di noi. Sembra che noi non siamo mai direttamente coinvolti. La responsabilità della vita si è spostata da noi alle macchine “intelligenti”, alla tecnica; di conseguenza anche l’approccio di chi tratta con la malattia è cambiato. Ormai questa è la nostra identità : da un lato l’enorme sviluppo tecnologico e dall’altro il degrado nei contatti umani e l’affievolirsi dell’attenzione per lo spirito. Vogliamo evitare il male comunque e se possibile cambiare i pezzi che hanno perso la loro funzionalità. Nell’approccio antico, invece, la malattia fa parte integrante della vita e si cerca solo di convivere al meglio con essa. A parole sembra facile, ma risulta molto difficile toglierci il vizio della eliminazione del male: schiacciare un po’ qui e un po’ là solo per togliere un dolore o dare un momento di benessere è lontano dall’attitudine olistica.


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