Non c’è alcun dubbio che i sintomi sono delle espressioni della malattia. Così, nella medicina occidentale, sapere dove e quale tipo di alterazione patologica si è prodotta è considerato come più importante, per la determinazione del trattamento, che il fatto stesso della malattia; di conseguenza, si cerca di determinare obiettivamente la natura reale della patologia e di osservarne i sintomi particolari. Si dice che lo Shô attribuisca importanza alla totalità dei sintomi, ma ciò significa semplicemente che il criterio di selezione non si ferma alle sole sintomatologie particolari, e non che lo Shô prende in considerazione, come elementi di valutazione, la totalità, senza eccezione, delle sintomatologie osservate [...].
Anche se il numero dei casi elencati nel "Tôeki" (Trattato di medicina cinese per i medicamenti) o nella teoria dei meridiani è ben inferiore a quello dei nomi di patologie elencati nella medicina occidentale, e anche se una certa intuizione è necessaria per potere determinare lo Shô, un atteggiamento di faciloneria nel contesto della diagnosi, come quello che consiste nel dire che basta che il trattamento scelto dia un risultato, rivela una degenerazione della medicina orientale [...]. Che la pratica della medicina orientale sia senza grandi rischi e che possa dare buoni risultati anche nel caso di trattamenti effettuati da non professionisti, è esatto, ma sarebbe un errore pensare che in tale libertà e comodità si collochi l’essenza della diagnosi dello Shô.[…]
Quando si dice che lo Shô è una determinazione della forma di trattamento da mettere in opera, sarebbe un errore pensare che questo si limiti semplicemente a prescrivere il medicamento necessario o a trattare il Kyo-Jitsu dei meridiani in causa. Il trattamento non si opera con la medicina stessa, e neanche con l'ago o la Moxa.


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